La Mia Esperienza

La Procreazione medicalmente assistita è ancora un Tabù

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Negli ultimi anni mi sono ritrovata circondata da coppie amiche, conoscenti o con legami famigliari che hanno incontrato difficoltà nel concepimento di un figlio. Sono sempre stata molto discreta nel trattare argomenti delicati e intimi come questi, ma quando mi sono trovata a parlarne con le persone dirette interessate, la cosa che più mi ha lasciata interdetta è stata l’atteggiamento di totale abnegazione delle Donne al fine di non cadere in contraddizione con i radicati valori di ordine religioso, culturale, personale.

La percezione è che le Donne in un primo momento si lascino influenzare dai mariti/compagni totalmente incapaci di accettare la realtà, specie quando la diagnosi di infertilità di coppia è attribuibile al fattore maschile.

E’ stato scientificamente dimostrato che mentre nel 1973 gli uomini potevano contare su 99 milioni di spermatozoi per millilitro, nel 2011 questi sono scesi a 47,1 milioni. Il numero si è ridotto del 59,3% in meno di 40 anni (studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale «Human reproduction update»)

Insomma L’uomo non accetta questa condizione in primis per retaggio culturale, per orgoglio e vergogna. La donna triste e sconfitta, frustrata e sola, deve adagiarsi, prendere tempo, rimandare finché il maschio alfa non si mette di nuovo in contatto col pianeta Terra, ammette la “sconfitta” e decide di sottoporsi anche lui ad esami (ops…esame…perché tendenzialmente uno ne fa; contrariamente la donna viene rigirata come un calzino).

Ovviamente questa è sola una delle cause di infertilità di coppia: l’altra è ovviamente quella femminile e poi c’è anche un 20% di coppie per cui non è stata riscontrata alcuna causa nota. La diagnosi sarà quella di infertilità inspiegata.

Io non voglio convincere nessuno ad avere figli e/o a ricorrere a tecniche di PMA, MA ripeto… ho visto, conosciuto e parlato con donne “Nate Mamme” che di fronte alle difficoltà e alla spietata diagnosi di un medico sono crollate e non si sono più rialzate senza avere la forza di affrontare la situazione che seppur drammatica, può essere superabile.

Voglio solo dire a queste donne che siamo alle soglie del 2020. Le macchine non volano e le scarpe non si allacciano da sole come in Ritorno al futuro, ma siamo “abbastanza” nel futuro per poter accettare di essere aiutati dalla scienza. Non c’è niente di cui vergognarsi. Non siamo meno donne noi e non saranno meno uomini i nostri compagni/mariti.

Non rimanete bloccate solo per futili motivazioni che hanno a che fare con tutto, tranne che con voi stesse e con il vostro smisurato desiderio. Non pensate di accantonarlo perché “pazienza posso farne a meno. Se non arriva vuol dire che DIO NON VUOLE….“. Ho sentito questo genere di frasi decine di volte e altrettante volte poi ho visto donne disperarsi quando era troppo tardi, perché pregare e avere fede potrà anche aiutare a non crollare, ma certamente non realizzerà il vostro sogno di maternità.

La scienza aiuta, ma non fa miracoli. Il tempo è tiranno anche qui, non solo in natura.

I tassi di successo diminuiscono linearmente dal 23,9% per le pazienti con meno di 35 anni al 4,5% per quelle con più di 43 anni (dati dal sito Ministero della Salute).

Alle Donne che vorrebbero provare, ma sono frenate… non fatevi condizionare da coloro che per motivi religiosi, culturali, personali non condivide (e critica) le vostre scelte. Qui come in ogni altra situazione vige la regola per cui siamo in un paese democratico (e laico non dimentichiamolo). Le scelte sono personali e incontestabili. Chi non approva può (anzi dovrebbe) astenersi da qualsiasi giudizio e passare oltre.

Tutte noi avremmo voluto un destino diverso. Da bambine pensavamo che fosse la cicogna a portare i bebè, poi ci è stato detto che nascevano dalla pancia delle mamme senza specificare però come ci finivano lì dentro. Da grandicelle abbiamo scoperto anche quello…sapevamo che amando e divertendoci anche con il proprio fidanzatino “rischiavamo di fare il danno”.

Così via a paranoie ogni mese, precauzioni di tutti i tipi. Qualche anno più tardi scoprivamo che non era così facile e banale “fare il danno”. Che tutti quelli che ci avevano fino ad allora messe in allerta sicuramente avevano avuto una vita più facile della nostra, almeno sotto questo punto di vista e che neanche lontanamente potrebbero immaginare come avviene il “danno”, quello che io oggi chiamo MIRACOLO. Ignorano totalmente e io invidio la loro ignoranza.

Ma chi ignora se vuole, può provare a comprendere, ma se non riesce deve limitarsi a tacere.

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