La Mia Esperienza

Fecondazione Assistita, il viaggio nelle emozioni

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Quali sono gli stati d'animo di chi affronta un percorso di PMA?

Avete presente il cartone della Pixar “Inside Out”? Un commovente viaggio delle emozioni che racconta le voci di dentro.

Il mio percorso PMA ogni tanto mi fa pensare a quell’originale film d’animazione.

Ogni singola fase di questo cammino è contraddistinto da emozioni e stati d’animo che convivono contrapponendosi, fino quasi a esplodere: speranza di vedere un positivo e la quasi rassegnazione quando questo non arriva, il coraggio d’intraprendere un duro percorso e la paura del fallimento, la gioia quando il sogno sembra stia per avverarsi e il dolore lancinante quando tutto si ferma, l’adrenalina quando si comincia un nuovo step che ci avvicina alla meta e la stanchezza fisica e psicologia perché le energie investite si stanno esaurendo, la perseveranza quando tutto sembra perduto.

Oggi decido di parlare del Coraggio!

 “Ma il coraggio era anche quello. Era la consapevolezza che l’insuccesso fosse comunque il frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai.” (G.F.)

E’ proprio così! Come ho già detto in un precedente post (Come tutto ha avuto inizio: la mia esperienza 2/2), la mia più grande paura era quella di rimanere immobile, nel limbo mentre il tempo passava inesorabile e io, un giorno, avrei rimpianto quella staticità che non mi avrebbe portata da nessuna parte.

Nei momenti difficili ci si rende conto della vera natura delle persone che ci circondano: quelle che ti tendono la mano per aiutarti, quelle che si limitano a dare una pacca sulla spalla per consolarti, o quelle che fanno di tutto per scoraggiarti dal tuo intento.

Io ho trovato soprattutto quest’ultima categoria nel mio percorso.

In molti criticavano il fatto che avessi “fretta”, che non fossi paziente, che non avessi “fede”.

Rimanere immobili di fronte un ostacolo, spesso è la strada più semplice. Iniziare invece un percorso che non si conosce, che non si sa dove può portare, il male che può fare, non è cosa per tutti.

Io, come migliaia di donne ogni giorno, ho scelto la strada più impervia fatta di speranze, sogni infranti, dolori strazianti, solitudine profonda, incomprensioni, che isolano, incertezze, dubbi che logorano. Le uniche amiche rimaste si chiamavano Paura e Ansia.

Avevo già troppe cose da perdonarmi. Troppi gli errori fatti nella vita. Questa volta non potevo sbagliare. Non potevo lasciare che fossero i pregiudizi altrui a dettare i termini della mia felicità. Ma cosa potevano saperne loro? Era un percorso sconosciuto ai più.

Molte volte mi sono ritrovata a fare da Promoter alla Fecondazione Assistita: non perché volessi o dovessi convincere qualcuno a fare figli; non per accanimento terapeutico, ma solo perché vedevo donne soffrire per una situazione che non accettavano e non avrebbero potuto cambiare da sole o con la “fede”. Anche se il finale non sarebbe stato quello sperato, almeno non avrebbero potuto rimproverarsi un giorno per non averci provato.

Non smetterò mai di credere che comunque vada, è meglio muoversi in qualsiasi direzione, purché non si resti immobili a piangersi addosso aspettando il miracolo. Ma ci vuole coraggio, tanto!

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