La Mia Esperienza

Come tutto ha avuto inizio: la mia esperienza 1/2

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Come già descritto QUI , ho sempre avuto un forte istinto materno. Non sono mai riuscita ad immaginare la mia vita senza un fagottino da stringere tra le braccia.

La mia idea di famiglia era quella…ma forse più egoisticamente, sentivo proprio il bisogno atavico di avere una vita dentro di me, di avere la pancia, di dare letteralmente alla luce un figlio.

Impazzivo letteralmente al solo pensiero di non riuscirci.

Non chiedetemi la motivazione, non saprei rispondere, anche perché questo mio modo di pensare al futuro cozzava molto con quello che sono stata per gran parte della mia vita: una ragazzina ribelle, autonoma, indipendente che per tutto il periodo degli studi e oltre, pensava in primis alla carriera.

Certo avrei voluto realizzarmi professionalmente e poi mettere su famiglia, ma i piani non sempre vanno come ce li siamo prefissati nella nostra mente.

Vita facendo mi sono più volte ritrovata a dover correggere il tiro, rivedere obiettivi, fare un passo indietro sperando di poterne farne due in avanti. Ho fatto scelte sbagliate che hanno pregiudicato la mia carriera. Insomma, è stato tutto in salita fin quando stanca di lottare contro i mulini a vento, ho pensato che fosse giunto il momento di dedicarmi anche alla sfera personale, cosa che negli ultimi anni stavo trascurando.

Avevo un compagno che amavo e desideravo con lui una famiglia. Vivevamo un periodo di precarietà lavorativa, ma rimandare ulteriormente sarebbe stato rischioso a parer mio. Ne abbiamo discusso parecchio. Gli uomini in questo sono più razionali. Devono sentire di avere una certa stabilità per fare certi passi.

Anche io fino ad un certo punto l’avevo pensata così, ma credo che la natura prese il sopravvento. C’erano state delle timide avvisaglie, pensieri che sfioravano la mia mente del tipo “se dovesse succedere in questo momento, perché no? Sarebbe una cosa bellissima”.

Da un giorno all’altro, senza accorgermene mi sono trovata seduta sul pavimento del bagno con le mani tra i capelli tra le lacrime perché il fatidico giorno del mese era arrivato portando le odiate mestruazioni.

Cominciai a spaventarmi, mi faceva paura
la mia stessa paura di non poter avere figli.

Di lì a poco cominciai a mettere sotto pressione anche il mio compagno: potete immaginare la sua felicità.

Non mi piace perdere tempo, sono molto pragmatica. Dopo un paio di mesi di tentativi con conseguenti negativi, ho cominciato a fare analisi ed ulteriori esami per approfondire.

Ho preteso che anche lui li facesse. Questa è una fase molto particolare.

Ho scoperto che mentre a noi donne si richiede di tutto, ci sottopongono ad esami dolorosissimi, invasivi, veniamo trattate con sufficienza e da alcuni operatori sanitari anche con stizza, agli uomini viene riservato un trattamento di favore.

Loro sono poverini quelli stressati da noi arpie, “mamme pancine”, isteriche che li sottopongono a rapporti ripetuti e non voluti, che li trascinano in studi medici senza il loro consenso, che poveri “se li stressi peggiorano le loro prestazioni” perché “loro ne soffrono quanto la donna, ma non lo fanno vedere” (cit.)..

Fatto sta che i nostri esami erano ok, forse qualche valore alterato, ma niente di irreparabile. Tutti fiduciosi (loro) mi dicevano: “Provateci, ci riuscirete”, “Rilassati e sarai mamma”, “Fatevi una vacanza, prendete un cane”, “Ah Signora, ma se lei la prende così, non rimarrà mai incinta. E’ tutta una questione psicologica”.

Meno ottimista io che non ci vedevo chiaro. Comunque ho fatto quanto mi era stato detto. Ho provato a rilassarmi (non sono sicurissima di esserci riuscita). Siamo andati avanti con la nostra vita e con i nostri tentativi più o meno mirati.

Per questi ultimi la lista degli strumenti utilizzati era infinita: test di ovulazioni acquistati online alternati a quelli più seri e costosissimi delle farmacie, app di ogni tipo che suggerivano quale era il periodo giusto per avere rapporto e sulle quali appuntare ogni dettaglio degno di nota, misurazione della temperatura basale (solo questo meriterebbe un capitolo a parte), lubrificanti per la fertilità, integratori di ogni sorta, alimentazione bio, monitoraggi presso gli studi dei più rinomati ginecologi etc etc etc etc etc

Intanto il tempo passava. L’umore seguiva il ritmo del ciclo mestruale: pre – ovulazione = esaltazione, ovulazione = eccitazione pura; post – ovulazione fino alla data del ciclo seguente = euforia.

Arrivo del ciclo = morte.

Questa altalena di stati d’animo si rifletteva inesorabilmente sui rapporti umani/sociali.

Voglia di vedere amiche soprattutto con figli pari a 0 (zero). Le discussioni con mio marito cominciavano ad essere in numero superiore rispetto ai momenti idilliaci. Lo sconforto era totale. Sentivo che ogni cellula di me era ormai proiettata verso la risoluzione di questa situazione che mi stava annientando.

Dopo un anno, numerosi specialisti consultati, ogni sorta di esame effettuato, finanze prosciugate, approdo dall’ennesimo ginecologo che mi parla chiaramente: “Sei giovane, se provi ora con la fecondazione perlomeno hai più probabilità di successo”.

Ero stordita e mi chiedevo se avessi sentito bene: Fecondazione Assistita.

Non ci volevo credere. Non capivo. Da un lato ero sollevata perché almeno mi stava dando una strada concreta da seguire e avrei smesso di fare l’amore in modo meccanico; dall’altro ero distrutta. Sentii la parte fanciullesca che era ancora dentro di me abbandonarmi tutta d’un colpo.

Ero Donna all’improvviso con un peso immenso da sopportare ed accettare.

Non era una malattia mortale, non era una condanna a morte, ma sentivo come se fosse entrambe queste cose insieme.

Volevo fare delle domande, chiedere se valesse ancora la pena tentare da soli e pregare madre natura, ma non mi usciva niente. Non ho più emesso un suono tranne un timido grazie mentre mi consegnava il bigliettino del centro che si occupava di PMA e che avrebbe dovuto seguirmi.

Arrivata a casa avevo già deciso: avrei intrapreso quel percorso. Vedevo una luce in fondo al tunnel.

Il mio Lui era turbato, non era d’accordo. Questo avrebbe compromesso la nostra relazione, era chiaro.

Cambiò idea poco dopo. Da quel momento in avanti fu un susseguirsi di telefonate, appuntamenti e burocrazia. Solo questa parte tutta nuova implica uno sforzo che prosciuga gran parte delle energie.

Ovviamente tutto da incastrare con impegni lavorativi di entrambi. Un vero inferno!

Finita questa fase cominciai il percorso terapeutico vero e proprio. Un’altra fase. Un nuovo inizio che ogni giorno portava via un pezzettino di me

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