La Mia Esperienza

Come tutto ha avuto inizio: la mia esperienza 2/2

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Dal momento in cui presi la decisione di farmi aiutare dalla scienza al fine di realizzare il mio sogno di maternità, fui un treno in corsa dotato di solo accelleratore. Nienti freni. Avevo in mente solo la destinazione. Il viaggio mi spaventava certo, ma avevo più paura dell’immobilità. Di rimanere ferma in una stazione vuota, silenziosa, senza caos.

Certo è stato come sulle montagne russe. Ma mai ho pensato di scendere. E’ stato spaventoso, crudele, forte, ma sono riuscita ad arrivare alla mia meta. Qualcosa di impagabile.

Seguire un piano terapeutico di una procreazione assistita significa fare i conti anche con i propri mostri. I miei erano le famose iniezioni. Eccoli là gli odiatissimi aghi, le penne/siringhe piene di ormoni da iniettare sulla pancia. Il secondo giorno del ciclo ebbi l’OK dal Centro PMA per iniziare. Piansi un paio di ore. Ero seduta col bugiardino in mano per leggere le istruzioni, ma le lacrime me lo impedivano. Il mio Lui venne a darmi sostegno. E PIC… fuori una.

Ero sollevata e pensai “Dai, credevo fosse peggio…”

Seguirono giorni di controlli ecografici, dosaggi ormonali fino al Pick Up. Non fu piacevole. Per giorni fui fisicamente provata. Ma c’era poco da star male: mi confermarono il Transfer di lì a poco.

Tutto ciò ovviamente veviva fatto tra permessi di lavoro, occhiatacce dei colleghi e capi, corse per non accumulare ritardi e destare sospetti. Tenersi in bilico e uscirne viva è un vero miracolo.

IL POST TRANSFER

Puoi andare al mare, lavorare 28 ore al giorno, partire per Marte, ma l’unico e solo pensiero che ti martella la testa è “Sarò incinta?”.

Ho conosciuto Donne che hanno seguito alla lettera i consigli medici e aspettato le benedette Beta; altre le hanno anticipate, altre ancora hanno cominciato a fare test di gravidanza a raffica.

Indovinate in quale categoria mi colloco io?

 

In ogni caso, l’esito per me fu positivo. Cavolo che fortuna. Primo tentativo andato bene. Ero incinta. Non riuscivo a crederci. Non ci credevo infatti. Rimasi quasi impassibile. Avevo paura a ostentare la mia felicità. Ebbi ragione. Durò molto poco. Il sogno si infranse presto

LA DISPERAZIONE

Piansi, piansi, piansi tutte le lacrime del mondo. Il dolore mi lacerava e ho desirato per la prima volta in vita mia di morire. Non c’era rimedio, nessun tipo di conforto. Era troppo da sopportare, impossibile descrivere. Ero dilaniata.

Nella corsia dell’ospedale c’era un via vai di pance, volti felici, risate. Ero spalle al muro. Scivolai lentamente sul pavimento fino a ripiegarmi su me stessa. Ero completamente schiacciata dal dolore.

Non esiste altra parola per descrivere quello che sentivo.

Non so come ne sia uscita. Forse la speranza di riprovarci e la vicinanza stavolta molto più forte del mio adorato Lui.

E così fu.

E POI FINALMENTE TU

Qualche mese dopo riprovammo e andò bene.

Nove mesi non vissuti come nelle favole.

L’ansia ha avuto la meglio anche in questo caso, ma alla fine l’ho stretto tra le mie braccia.

Ricordo una sensazione in particolare della nascita di mio figlio. Nonostante le fatiche prima, durante e post…ero finalmente serena, stanca, ma serena e…completa.

Sentivo che da quel momento in avanti tutto poteva accadere, ma io ero lì con lui, e lui con me. Per sempre. Questo mi bastava. Uno stato di grazia che non avevo provato neanche durante la gravidanza.

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